Lettera alla mia generazione

July 20, 2016

 

 

Lo so, lo so… É dura e sei incazzato nero.
Non era quello che ci avevano detto, eh? Nemmeno Batman è più lo stesso.
A guardarli oggi, i nostri miti, sembra che abbiano un secolo.
Quando ci incrociamo per strada, oramai, ci riconosciamo a distanza.
Abbiamo quelle facce lì, quei vestiti lì, quel parlare lì, quei giubbotti lì…
Dì la verità! Che quando incroci una delle rare cabine della SIP ancora ti emozioni come allora?
Tra limonate e scherzi telefonici ai carabinieri ci abbiamo passato i pomeriggi.
Dì la verità? Che ti capita ancora di canticchiare qualche sigla di quei maledetti cartoni giapponesi. Li canti piano però perché ti vergogni… Se poi c’è un ventenne nei paraggi neanche a parlarne. Fermo! Muto! Il nemico è vicino!
Noi trentenni…
Ci hanno illuso che il Mondo nuovo stava per arrivare.
Ci hanno cresciuti a latte e televisione. Forse la peggiore.
Ci hanno detto di studiare e di laurearci.
Ci hanno detto di sposarci, di fare figli e di imparare l’inglese.
Ci hanno detto di “aggiornarci” perché il Mondo stava cambiando.
Ci hanno detto: “siete l’ultima generazione che vedrà la luce dell’alba digitale”.
Ci hanno intenerito e poi spaventati.
Hanno promesso e poi ritrattato.
Ci hanno convinti, poi illusi.
Che bastardi!

E oggi ci si ritrova da pagare un conto salato! Un conto, senza aver consumato.
Se lavoriamo, facciamo un lavoro che non è quello che uguaglia la laurea e i tremila attestati di specializzazione ai quali abbiamo dedicato l’ultimo decennio.
La maggior parte di noi non ha ancora figli e sorride amaramente a quelli degli altri comevecchi zii venuti da lontano a trovarli.
Siamo qua che nonostante la pensione che non perverrà, assieme a tanti diritti che ci spetterebbero, continuiamo a lottare. Continuiamo con ironia a disegnare la nostra condizione con quella voglia di riscatto che presto, sono certo, arriverà.

In realtà non ce ne siamo accorti, ma già raccontandoci stiamo facendo storia.
Senza saperlo stiamo già creando il pretesto per una nuova epoca, che con un atteggiamento poetico ci risveglierà e ci risolleverà da questa condizione dormiente.
Siamo la generazione più bella che esista! La più creativa.
Quella che per difendersi sta creando cose nuove. Quella che ancora non ha perso.
Abbiamo ancora tanto da dare e in realtà questo morso sul culo è solo un pizzico che la vita ci ha dato per farci più forti e resistere. A resistere e insistere!
Amico, i nostri trent’anni sono bellissimi!
Non mollare e lascia la tua impronta nel Mondo!


Ci vediamo nel domani!

 

Con affetto
Paolo Simoni

 

 

 

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